Profondità generatrice
Terra, memoria e trasformazione. Volti che emergono da forme coniche e trattengono l’istante di una metamorfosi.
Momenti passati e futuri.
Ogni terra è una mescolanza di lasciti del passato, di limo e di vite. La mia ricerca nasce dal rapporto tra questa materia e la formazione dell’individuo: da come il colore, il tatto e le esperienze contribuiscono a plasmarci.
La scultura e la ceramica prendono forma attraverso percezioni primordiali, istintive e gestuali. Colori e superfici evocano ciò che le persone e le esperienze ci lasciano addosso: ci tingono, ci modificano, si stratificano sulla nostra identità. A volte ci segnano, altre ci lasciano scoperti, aprendo uno spazio di dialogo con noi stessi.
Siamo in costante trasformazione, protesi e allungati verso qualcosa: l’altro, l’alto. Le forme emergono dal terreno per volontà, per necessità o semplicemente perché accade. È in questa tensione che cerco l’istante della metamorfosi: fermare nella materia un movimento ancora in atto.
I volti sono mescolanze di persone conosciute, vissute o ancora da incontrare. Intrecciano un passato in divenire e le possibilità del futuro. Ciò che conta è la trasformazione che contengono: il gesto scultoreo ne segue le tracce, rendendo visibile una storia senza inizio né fine.
Profondità generatrice.
Portare alla luce ciò che la terra custodisce, accoglierne le trasformazioni e renderle tangibili. Strati, solchi e tracce del passato diventano un punto di incontro tra il paesaggio e l’individuo. Da qui si apre una ricerca sulle argille locali e sul loro possibile impiego nella scultura.








